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“Correva l’anno…” di Nikita Michalkov

Avevo intenzione di girare un documentario sulle merlettaie di Vologda, una cittadina che si trova nel Nord della Russia. Giunsi nel piccolo villaggio di Irachino. Lì ascoltai questa storia.

Correva l’anno 1943. Un inverno al soldato semplice Tolja, partito per il fronte da questo villaggio, viene concesso, dopo che era stato ferito, un congedo di 5 giorni per poter fare visita alla famiglia e ai figli. Dopo aver raggiunto in treno fino Vologda, lo attendono quasi 300 km di cammino prima di raggiungere il suo villaggio. Fuori ci sono 32 gradi sotto zero. Dapprima il soldato si fa dare un passaggio da una macchina, poi percorre un tratto a piedi, viene raggiunto da una slitta che lo tira su, gli ultimi 15 chilometri li percorre a piedi.

E’ notte. Il gelo lo attanaglia.
Il soldato Tolja entra nel villaggio natio alle 3 di notte. Dormono tutti.
Solo la luna illumina il cielo con il suo disco niveo.
Il soldato si avvicina alla propria casa. Tutto è immerso nel silenzio. I bambini dormono.
La moglie Nastja si sveglia, spaventata corre verso una finestrella completamente brinata e con il fiato sbrina una piccola porzione di vetro. Si avvicina ad esso e nel chiarore della luna scorge suo marito Tolja. E Tolja vede nell’alone disciolto il volto della sua Nastja. E dall’espressione del volto lui capisce che Nastja non crede a quella visione. Sta lì imbambolata con gli occhi spalancati con la paura che il suo dolce sogno si possa dissolvere. Anche il soldato Tolja, nel gelo della notte, rimane lì impalato intuendo, capendo quello che sta avvenendo con la sua Nastja, nel timore di distruggere con la sua presenza carnale la sua fiabesca visione, apparsa tra le candide distese di neve e la gelida notte lunare. Affamato, intirizzito dal freddo il soldato rimane fuori, appoggiato alla finestrella a custodire, fino all’alba, il meraviglioso sogno della moglie.

Cosa ci può essere di più elevato e sensuale di questa grande concentrazione spirituale che infrange tutte le abituali norme della vita. Un’altissima cultura dello spirito.

Introduzione al libro
Russia Europea, cromie naturali e culturali
Elsag Datamat spa, Gruppo Finmeccanica, 2010
fotografie di Tonino Mosconi

Russia tmosconi 10B711  Moscow tmosconi 10B111Moscow tmosconi 10B201  Suzdal tmosconi 06B101SergievPosad tmosconi 10E701  San Petersburg tmosconi 10E901San Petersburg tmosconi 10E111  Russia tmosconi 10B811Russia tmosconi 10B704  Moscow tmosconi 10E971  Astrakan tmosconi 10E801 Suzdal tmosconi 06B801 Arcangelo tmosconi 10E001

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Serpenti favolosi tra miti e leggende del Madagascar

Ogni luogo del mondo ha nella sua cultura, favole, miti e fantastiche leggende. Quella che segue è una tra le tante leggende del Madagascar raccolta tra i Betsimisaraka a Mahatsara, nella provincia d’Andevoranto, che ho appreso durante uno dei miei viaggi per un servizio fotografico proprio in Madagascar. E’ la storia del favoloso e mitico serpente, Ramambabe (il nome malgascio significa “il grande coccodrillo”) che difenderà, fino alla morte, il suo tavy. Continua a leggere

Jordan tmosconi 1411

Imparare a vedere per fotografare

“Il primo atto di fotografare è vedere e imparare a vedere è il primo passo per imparare a fotografare”.

Lavorare con le guide di un paese in cui stai facendo un servizio fotografico è sicuramente un grande aiuto; più sono brave e conoscono il loro paese, più possibilità si ha di avere accesso a luoghi e situazioni non consuete. A volte con quelle molto esperte mi è capitato, però, di dover superare qualche difficoltà iniziale.

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Manduria tmosconi 1411

Gli ulivi secolari del Salento, tra miti e leggende

Viaggiare il Salento in primavera è come attraversare la tavolozza di un pittore impressionista; campi di fiori multicolori si alternano a chiazze rosse di terra viva che digradano pigramente verso le rocce grigie della costa e finalmente al blu intenso del Mar Jonio che, quando il vento dimentica di passare, si fonde con l’azzurro orizzonte del cielo.

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Tradizioni popolari nel Sud Italia: il dono ai Sepolcri

Una delle tradizioni popolari della Settimana Santa, nei paesi del Sud Italia, è quella della visita ai Sepolcri.

E’ un giro per le chiese del paese, a recare doni simbolici che si lasciano sugli altari che rappresentano il Sepolcro di Gesù. La gente di campagna usava allora donare ai Sepolcri il grano germogliato, lasciato però germogliare al buio, un po’ a simboleggiare la morte e la resurrezione di Gesù. Le piantine, al buio, quindi senza fotosintesi clorofilliana, invece di diventare verdi crescevano gialle. Continua a leggere

Creatures tmosconi 1474

Il Gabbiano Johnny: una storia di mare e di amicizia

Stavo lavorando al libro il Mare nelle Mani un progetto che mi aveva portato a viaggiare lungo tutta la costa del Mare Adriatico. Durante un sopralluogo a Muggia, l’ultima città italiana prima del confine con la Slovenia, cercando contatti per fotografare la pesca con le lampare incontrai Adriano e Franco, due pescatori che stavano lavorando a delle Nasse in uno scantinato sul porto. Parlammo di mare, di pesca, di viaggi e di amicizia. Mi raccontarono questa storia.

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Cile tmosconi 097911

Cristina Calderón – ultima discendente Yahgan nella Terra del Fuoco

I fuochi che i marinai del Trinidad, agli ordini di Ferdinando Magellano, vedevano lungo le coste dello stretto che univa l’Oceano Atlantico al Pacifico erano tenuti costantemente accesi dagli indigeni che popolavano quelle terre all’estremità meridionale del pianeta. Era il 1520 e il grande navigatore portoghese scrisse nel suo giornale di bordo di questa terra piena di fumi che poi il ciambellano di corte del Re del Portogallo trascrisse come terra dei fuochi.

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