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Serpenti favolosi tra miti e leggende del Madagascar

Ogni luogo del mondo ha nella sua cultura, favole, miti e fantastiche leggende. Quella che segue è una tra le tante leggende del Madagascar raccolta tra i Betsimisaraka a Mahatsara, nella provincia d’Andevoranto, che ho appreso durante uno dei miei viaggi per un servizio fotografico proprio in Madagascar. E’ la storia del favoloso e mitico serpente, Ramambabe (il nome malgascio significa “il grande coccodrillo”) che difenderà, fino alla morte, il suo tavy.

Si racconta che un giorno Ivondrombolo se ne andò per la foresta per fare un dissodamento. Quando gli alberi furono abbattuti e non restava altro che bruciarli, si portò al centro del tavy e gridò: “Ehi, antenati e tutti gli esseri presenti in questo tavy. Sto per bruciarlo e quindi vi avverto. Andatevene con i piccoli, i deboli e i vecchi, altrimenti brucerete e poi mi farete ammalare o non farete crescere il mio riso! Quindi andatevene!”

Allora gli esseri del tavy, se ne andarono tutti, tranne Ramambabe, un enorme boa che era tre volte un uomo. La moglie di Ramambabe lo chiamò inutilmente: “Marito, marito, togliti di là perché Ivondrombolo sta per dare fuoco al tavy. Io ti avviso”.

“Saprò difendermi, moglie, saprò difendermi”, rispose facendo girare la sua coda e gonfiando il bianco ventre.

“Ramambabe non se ne andrà. Voglio restare qui”.

Anche padre, madre e nonni lo invitarono a lasciare il luogo, ma Ramambabe rifiutò nuovamente.

Gli altri serpenti, come il menarana, l’antoholena, il maroandavaka, il tapotononama, l’antsiririatra lo supplicarono a loro volta, ma a tutti diede la stessa risposta.

Poi tutti scapparono il più rapidamente possibile e Ivondrombolo diede fuoco al tavy.

Quando Ramambabe vide salire il fumo nell’aria gridò più forte che poteva: “È una muraglia di ferro, amici, è una muraglia di ferro ciò di cui ho bisogno”. E con del legno e delle erbe secche costruì questa muraglia.

Tuttavia Ivondrombolo continuava a diffondere il fuoco nel tavy e diceva tra sé: “Peggio per lui se brucia. L’avevo invitato ad andarsene”.

Quando il fuoco raggiunse la muraglia di Ramambabe, il mostro s’agitò violentemente per spegnere le fiamme, ma la muraglia su cui contava fu presto consumata e lui stesso finì poi bruciato. Il suo cadavere diventò fumo e fece maturare rapidamente il riso.

Da allora si dice che se dei serpenti della specie ankoma o della specie manditra sono bruciati nel tavy, allora il riso crescerà bene, perché questi serpenti sono i discendenti di Ramambabe, che rifiutò di ritirarsi quando i suoi parenti lo invitarono a farlo.

Invece se degli altri animali vengono trovati bruciati nel tavy, il suo proprietario rischia di ammalarsi se non ha degli ody potenti per allontanare i loro fantasmi. E per di più il riso rischierà di essere cattivo.

Da “Favole e storie del Madagascar” a cura di Charles Renel

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